Pro Loco Alzano Lombardo



Basilica di san Martino

 

La Basilica di San MartinoVescovo ad Alzano Lombardo
Piazza Italia, 2 - 24022 Alzano Lombardo
 
La Basilica di San Martino Vescovo di Alzano Lombardo fu edificata nel 1659 sul luogo di una preesistente chiesa quattrocentesca, di cui oggi resta solo il campanile in pietra. Progettata da Gerolamo Quadrio, proto-architetto del Duomo di Milano, la chiesa fu elevata al rango di Basilica Minore nel 1923, in occasione della commemorazione della sua fondazione (1023).Il finanziamento per la totale ricostruzione pervennero da un’ingente eredità. Il giorno 13 Marzo 1656, il ricco mercante Nicolò Valle morì, lasciando erede del suo patrimonio di 70.000 scudi
d’ oro la Fabbriceria San Martino. Il capitale, costituito da beni mobili e da immobili, fu gestito dalla Zecca di Venezia fino alle campagne napoleoniche, per poi essere completamente annullato con l’annessione allo stato francese del territorio e la nascita successiva del Regno d’Italia. La Zecca consegnò annualmente alla Camera Fiscale di Bergamo più di 3.500 scudi per la costruzione della nuova chiesa, i cui lavori iniziarono ufficialmente il 3 Aprile del 1659, con la collocazione delle prima pietra.
Fu costruito un edificio monumentale, a tre navate di cinque campate ciascuna, di cui la centrale più ampia e alta rispetto alle laterali. La navata centrale fu coperta da una volta a botte innestata sulle bianche colonne marmoree della base, di stile composito. Le due navate laterali furono coperte da vele, stuccate in corrispondenza dei costoloni, in consonanza con la decorazione scultorea del "nastro” della navata centrale, opera di Giovan Angelo Sala (eseguiti tra il 1659 ed il 1670). La planimetria fu poi mossa da otto cappelle laterali, ognuna dedicata ad uno o più santi di larga devozione popolare. Così, per esempio, nelle due cappelle prossime all’ingresso (subito dopo le cappelle dedicate al Battesimo ed alla Confessione), troviamo celebrata l’antichissima devozione per San Cristoforo e per i Santi Rocco e Sebastiano, notoriamente legati al protettorato dei pellegrini e della peste. Nel lato opposto, in corrispondenza della cappella della Pentecoste, troviamo celebrati San Luigi Gonzaga e San Giovanni Nepomuceno, legati alla devozione per lo Spirito Santo. Nelle cappelle prossime all’altare, si celebrano invece la Sacra Famiglia (con Sant’Agata e Santa Maria Maddalena, protettrici dagli incendi e dalle alluvioni) e la Croce di Cristo. Ogni cappella contiene un trittico di dipinti di elevato valore artistico, opera di noti pittori veneti del Settecento, come il Piazzetta (San Cristoforo), Giambettino Cignaroli (Morte di San Giuseppe) e il Cappella (Pentecoste e Trionfo della Croce). Ogni altare è  poi arricchito di preziosi intarsi marmorei, in cui abbondano lapislazzuli e sculture raffinatissime. La più significativa e ricca tra queste cappelle è certamente quella dedicata al Rosario, sorta alla fine del Seicento al posto della vecchia sagrestia, per onorare la crescente devozione mariana locale. Progettata dal Quadrio, fu decorata nel corso di oltre due secoli con sculture delicate e raffinate, espressione di una religiosità attenta al dato interiore e di una sensibilità verso le qualità della materia. Ne sono una testimonianza il paliotto dell’altare con la Natività della Vergine ed i due angeli di coronamento dell’altare, opera di Andrea Fantoni. Ad essi si aggiunsero anche cicli pittorici di qualità elevatissima e opera di pittori di fama nazionale, fino all’ultimo ciclo che vide la Fabbriceria protagonista di commissioni  al Diotti (Benedizione di Giacobbe) all’Appiani (con Giacobbe incontra Lia e Rachele), al Camuccini (Giuditta e Oloferne) al Carnovali (Agar) al Dell’Era (Ester e Assuero) ed al Cappella (Abigail placa Davide).
 
            Tuttavia, durante la riedificazione seicentesca, la zona del presbiterio fu l’unica a non subire rifacimenti e ad essere integrata alla nuova architettura, perché era già stata sistemata soltanto  quarant’anni prima, con l’eredità di Bernardino Fugazza. Non si trattava di un lascito paragonabile a quello del Valle ma, certamente, con i suoi 17000 scudi, aveva consentito la sistemazione di una parte della chiesa e qualche commissione illustre al pittore Giovan Paolo Cavagna, con dipinti come il Miracolo di San Martino e San Martino in cattedra, che decorano ancora il presbiterio, l’Assunta della Cappella del Rosario e il San Martino ed il povero della controfacciata.  I fabbriceri attesero la fine del Settecento per l’adeguamento di questa zona, assegnando l’incarico di ricostruzione al ben noto architetto Giacomo Martino Caniana, cresciuto insieme al nonno ed al padre nel cantiere di San Martino. Lo spazio sul quale egli si trovò ad operare era angusto, a causa del campanile quattrocentesco. Giacomo Martino dovette quindi elaborare una soluzione illusionistica per risolvere la sproporzione tra le dimensioni della navata centrale e quelle del presbiterio. Sostituì all’abside semicircolare un abside cilindrica, del diametro di circa dodici metri, scandendo ritmicamente la sua superficie con lesene e finestroni luminosi, per equilibrare l’angustia presbiterale. Coronò poi la nuova struttura con un’ampia cupola a lacunari di evidente ispirazione neoclassica e progettando un nuovo altare nel 1796.
 
Al centro dell’aula domina, solitario ed imperioso, il bellissimo pulpito settecentesco (1711 1751), testimonianza della stretta collaborazione tra le botteghe di tre magistri: Giovan Battista Caniana (progetto e capocielo), Andrea Fantoni (sculture marmoree) e Gian Giacomo Manni (intarsi). La struttura, che riprende quella della coppa della Sapienza, ha significati che rimandano alla simbologia sacra della parola di Dio come luce e guida nella vita dell’uomo, ben visibile nei medaglioni e nelle sculture dei dottori della Chiesa Latina del parapetto, nei quattro telamoni del fusto e nei blasoni del capocielo.
 

 

 

 

           




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