Pro Loco Alzano Lombardo



Le Sagrestie della Basilica di Alzano

Le Sagrestie della Basilica di Alzano Lombardo
Piazza Italia, 8 -24022 Alzano Lombardo

Le tre Sagrestie della Basilica San Martino, costruite nell'ottavo decennio del Seicento, furono progettate dall'architetto Gerolamo Quadrio che, all’epoca, aveva raggiunto l’importante carica di Proto-architetto del Duomo di Milano e che già vantava, nel suo curriculum, la progettazione di insigni edifici in tutta l’arcidiocesi milanese. L’incarico relativo alla costruzione delle Sagrestie giunse ad integrazione del progetto della chiesa di San Martino e lo vide impegnato fino alla morte; furono anni in cui egli continuò a viaggiare tra la città di Milano e la periferia bergamasca, seguendo, talora da vicino e talaltra da lontano, le fasi di costruzione e decorazione di questi tre splendidi ambienti.

L’architetto Quadrio conferì alla prima Sagrestia una planimetria rettangolare con sviluppo longitudinale, sovrapponendole una volta a botte e ripartendone le pareti laterali in sei nicchie molto profonde. Poi, sopra i pilastri, fece plasmare dallo stuccatore ticinese Giovan Angelo Sala un fregio di festoni e frutta, arricchendolo di aggraziati puttini, di maschere, faccine e motivi fitomorfici. L'esito di tale collaborazione, iniziata nel 1659, sfociò in un’opera di grande raffinatezza e precisione anche a visone ravvicinata. Ad opera terminata, la Fabbriceria di San Martino convocò la nota bottega di Grazioso Fantoni il Vecchio, di Rovetta, per arredare l’ambiente della prima Sagrestia con armadi incassati all'interno delle nicchie architettoniche. Il lavoro si svolse tra il 1679 e il 1680 e vide Grazioso lavorare con la sua numerosa e ben organizzata bottega famigliare. Furono realizzati sei armadi scultorei in pregiato legno di noce. Per gli armadi angolari fu progettata un’architettura costituita da due colonne tortili intagliate, reggenti un alto fastigio scolpito, sormontato da un timpano spezzato e coronato dalle statue dei quattro Padri della Chiesa latina( Sant Ambrogio, Sant Agostino, Papa Gregorio Magno e San Gerolamo). Negli armadi ad anta doppia, la bottega riprese lo schema descritto e lo coronò con tre gruppi scultorei. Sull'armadio sinistro, al centro, fu sistemato il gruppo con San Martino in gloria; alla sua destra fu collocato L'Arcangelo Michele che scaccia gli angeli ribelli dal Paradiso e, alla sua sinistra, fu posizionata l’allegoria della Verità, vittoriosa sulle Eresie del mondo. Sul lato destro, fu sistemato San Pietro Martire in gloria, affiancato dalla rappresentazione dello Spirito Santo vincitore sui peccati (a sinistra del santo) e dalla bellissima e inquietante scultura barocca della Morte trionfatrice sui poteri del mondo (Papato, Impero e Sinagoga).
La seconda Sagrestia doveva fungere da cappella privata, finalizzata alla celebrazione dei riti preparatori alla liturgia, svolti privatamente e in assenza di laici. La cappella fu dotata, infatti, di un altare monumentale, senza tabernacolo, sormontato da una Crocifissione.
Nel 1690 la bottega dei Sala, guidata da Gerolamo, figlio di Giovanni Angelo, si mise all’opera realizzando una decorazione fitta e ridondante, operando con esuberanza e grande inventiva. Poi (1689-90) fu convocato l’affreschista Antonio Cifrondi di Clusone, per la realizzazione degli episodi con la Passione, morte e resurrezione di Cristo e, in seguito, le botteghe di scultori – intarsiatori Fantoni e Caniana, per la realizzazione dell’arredo. Dal 1692 le due botteghe lavorarono fianco a fianco per realizzare i cassettoni: i Fantoni eseguirono le sculture ed i Caniana la progettazione del mobile e l'intarsio decorativo del prospetto dei cassetti e dei 34 armadietti superiori. I Fantoni scolpirono telamoni in noce e statuine allegoriche in bosso, che posizionarono tra i vari armadietti. Per la cimasa, intagliarono un bellissimo Martirium elogium (32 statuette di martiri) in noce e degli ovali in bosso, con Storie dell' Esodo e di Cristo (Antico e Nuovo Testamento). Questo complesso lavoro miniaturistico li impegnò fino al 1701, mentre i Caniana, che intarsiarono gli armadietti, conclusero prima. Accanto all'altare della Sacrestia furono sistemati, inoltre, due credenzini, interrompendo la sequenza lineare delle cassettiere, come elemento di raccordo con gli inginocchiatoi eseguiti dai Fantoni. Mentre all'ingresso, prepararono due stalli di raccordo con le porte, intarsiate con lo stesso motivo dei credenzini da Giovan Battista Caniana e firmati e datati, in corrispondenza del fregio superiore, dalla bottega.
La terza Sagrestia, sede delle adunanze della Collegiata sacerdotale locale, fu arredata da stalli lignei lungo le pareti lunghe e decorata con stucchi leggiadri da Gerolamo Sala, che concluse la sua attività per il cantiere di San Martino nel 1691. La maestria dimostrata dai Caniana nella seconda Sagrestia, indusse la Fabbriceria a commissionar loro gli stalli della terza. Giovan Battista eseguì il modulo dello stallo tipo, esemplificandolo sul modello della facciata "a tempio" , poi usato per rivestire entrambi i lati lunghi della Sagrestia. Molte furono le varianti adoperate nella decorazione di lesene e fregi, con una predominanza di motivi vegetali intrecciati. Nelle lesene del lato sinistro il motivo dominante è un rametto con foglie e frutti; nei due fregi si susseguono invece intrecci astratti che, secondo tradizione locale, furono eseguiti dalla figlia di Giovan Battista: Caterina Caniana (all’epoca quattordicenne). Nei fregi del lato opposto, i motivi del gioco di fanciulli e del paesaggio idilliaco rivelano un gusto mutato e la mano più esperta di Giova Battista. I Caniana eseguirono anche i primi quattro dossali, con tre episodi della Vita di Cristo e il primo della Vita di Mosè. In seguito, interruppero il lavoro per ordine dei fabbricieri, interessati a finanziare la realizzazione degli apparati celebrativi dei Santi Bonifacio e Felicita (1700) ma, soprattutto, perché la bottega doveva seguire l'impresa del pulpito. Molti anni dopo, al nipote Francesco Antonio Caniana furono commissionati i due stalli di risvolto, per concludere il lavoro inaugurato dalla famiglia.
Le tre Sagrestie, nate dalla collaborazione tra le botteghe dei Fantoni e dei Caniana, sono un esempio di rara maestria e potenza espressiva, frutto della dedizione e della passione di grandi uomini. Dopo oltre due secoli dalla loro realizzazione, sono state riportate all’antico splendore tramite un restauro completo, avvenuto tra il 1992 ed il 1994.
 




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