Pro Loco Alzano Lombardo



Chiesa di San Pietro Martire

 

La chiesa di San Pietro Martire

Via Paglia, 2 - 24022 Alzano Lombardo

 

La chiesa di San Pietro sorge all'esterno della più antica contrada di Alzano Lombardo: San Pietro, situata ai piedi del colle Frontale. Fu il luogo del primo insediamento della Gens Alicia, quando i Romani occuparono l'Italia settentrionale, abitata dai Galli Cenomani. Lo storico Francesco Valle (1786-1869) dice che, in epoca antica, in questa località esisteva un tempio dedicato al dio Marte, proprio sul luogo in cui sorge oggi la chiesa. Il tempio fu distrutto in età paleocristiana e sostituito da una piccola cappella votiva. Ricostruita e ampliata certamente intorno al Trecento, la chiesa svolse almeno fino al Quattrocento il ruolo di chiesa principale del paese, per essere poi sostituita dalla chiesa di San Martino, ampliata e divenuta sede parrocchiale nel 1457. Da questo momento, l'edificio sacro passò sotto la tutela dei domenicani, che ordinarono l'ampliamento dell’abside all'architetto Pietro Isabello. L'area aggiunta fu consacrata nel 1529 insieme alla pala dell'altare maggiore, opera di Palma il Vecchio (oggi visibile presso il Museo San Martino), l'unica parte dell’edificio a non essere coinvolta nella ricostruzione neogotica del 1910, operata dall’architetto Elia Fornoni.

La chiesa ha un'unica navata rettangolare articolata in quattro campate da archi a sesto acuto, che sostengono una copertura a capriate lignee, dipinta in stile neo-gotico; le pareti laterali furono affrescante con quattro immagini neo-trecentesche della Corte celeste dal Domeneghini, mentre altri ornati furono eseguiti dai pittori Michele e Luigi Frana.

L'abside in pietra grigia, è attribuito al bramantesco Pietro Isabello. E’ infatti in sobrio ed elegante stile rinascimentale, rialzato su nove gradini. Articolato orizzontalmente in tre campate coperte da volta a botte, secondo un ritmo "aBa", è fusa mirabilmente nella purezza delle linee rinascimentali allo stile gotico della navata. L'altare maggiore fu rifatto nel Settecento dalla bottega dei Caniana, che lo realizzarono in legno dorato con alzata, uniformandolo alla doratura dell'ancona di Palma il Vecchio,  retrocessa, in tale occasione, alla parete di fondo.

Nell’aula si fronteggiano poi il pulpito fantoniano e l'altare della Pietà, costruito su disegno dei Caniana, in marmi policromi, da Giangiacomo Manni di Gazzaniga, nel 1748-49. È posizionato sul luogo di un altare più antico, del Cinquecento, ed incornicia la Madonna Addolorata, dipinto attribuito a Maffiolo da Cazzano. Il modello ad edicola è identico agli altari della Basilica, con paliotto in marmi policromi, lavorato ad intarsio ed un ovale di marmo bianco che raffigura la Crocifissione.  Fanno da contorno i Sette dolori della Vergine, attribuiti al pittore Giovanni Carobbio da Nembro, eseguiti nella metà del Settecento e collocati nell'intradosso dell'arco. Anche il tabernacolo è lavorato a rilievo sulla bellissima porticina in alabastro, dove sono raffigurati gli

emblemi eucaristici.   La facciata, a capanna, è frutto del gusto eclettico dominante tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento: è decorata lungo gli spioventi da archetti pensili trilobati e da due nicchie a sesto acuto, affiancate al portone centrale, dove sono collocate le statue d'Adamo ed Eva, eseguite nel 1688 dai fratelli Pietro e Giacomo Pagani. Il portale è in stile barocco, eseguito in seguito ad un intervento decorativo seicentesco; è in marmo bianco di Zandobbio, rialzato su un'alta gradinata piramidale, con stipiti mossi da volute ed  architrave con frontone semicircolare, spezzato al centro. Il rosone centrale fu aperto con la ricostruzione degli inizi del secolo XX, ma probabilmente già esisteva nella precedente costruzione gotica.

 

Accanto alla chiesa sorge poi un piccolo oratorio, un tempo sede della Confraternita dei Disciplini Bianchi, istituita intorno alla metà del Quattrocento, di cui restano oggi tre tracce: un affresco trovato in una sala attigua alla sagrestia, che rappresenta una Madonna della Misericordia con confratelli in preghiera, in cattivo stato di conservazione; una seconda traccia è rappresentata dal portale dell’oratorio antico, rimasto intatto, e la terza è un dipinto di Giovan Paolo Cavagna realizzato per l'altare sinistro del presbiterio (oggi sostituito da una copia fotografica; l'originale è nel Museo San Martino), che rappresenta la Trinità adorata dai disciplini bianchi. Era questa una congregazione laica che si dedicava ad opere di pietà e che, in giorni prestabiliti, praticava la flagellazione come sistema di espiazione dei peccati.

Un secondo edificio affacciato sul Sagrato della chiesa è la Scuola di San Pietro, costruita nel 1650 per merito del nobile Bernardino Seradobati, che destinò parte della sua eredità per istituire in Alzano Maggiore una scuola destinata ai giovani (come documenta anche la bella lapide barocca di marmo nero collocata in chiesa, a memoria del benefattore). Il nucleo seicentesco dell'edificio è a piano unico, con un bel portone in pietra grigia coperto da una mensola, il cui modello è ripetuto sopra le quattro grandi finestre laterali. All'interno si apre un gran salone, la cui volta a pagoda culmina in un affresco con San Pietro Martire in gloria. Dei locali seminterrati ospitavano anticamente due forni per la cottura dei pani, distribuiti periodicamente ai confratelli ed ai poveri. La scuola si assumeva l'obbligo di stipendiare tre maestri per insegnare a leggere, scrivere, contare, ma anche praticare la danza, l’equitazione e la scherma. Al cappellano spettava l'insegnamento del canto e della musica. La scuola era già attiva nel Cinquecento e si dedicava da principio ad opere di beneficenza. 




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